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sr Margherita ALBERTI, dal Ciad |
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Antoinette: una vita donata Una donna di 35 anni che ha fatto della sua vita un dono totale agli altri. E’ Antoinette, l’anima di Maingara. La dedizione assoluta ai propri compiti, il gusto di fare bene le cose, l’amore incondizionato verso i più poveri, i più piccoli, i più bisognosi… ecco il suo testamento! Nata e cresciuta a Sarh, finito il liceo comincia a conoscere altri lidi e completa la sua formazione a N’Djamena. Lavora con diverse ONG sempre nel campo della promozione umana, della donna in particolare, ha l’occasione di visitare anche alcuni paesi d’Europa.Radicata nella sua cultura, ma aperta al mondo e alle nuove tecnologia. Sognava un Ciad in pace e il suo popolo libero di crescere nel rispetto delle diversità ..lei stessa conosceva parecchi dialetti.Abbiamo vissuto una settimana di fuoco.. Lunedì mattina è morta improvvisamente ANTOINETTE, l’Assistente Sociale con la quale abbiamo incominciato la nostra avventura a Maingara. Aveva solo 35 anni… era difficile pensare che un leggero malessere potesse portarlaalla morte. Avevamo già programmato le sue vacanze perché si rifacesse le forze: è andata invece a viverle in Cielo. L’unica spiegazione che ci siamo dati della sua morte è l’embolia, ma purtroppo qui non abbiamo i mezzi per una diagnosi approfondita.Antoinette era una giovane eccezionale, e non è il panegirico che si fa ai morti! Sempre sorridente, non dava mai segni di fatica anche quando facevamo orari di otto-nove ore non stop. Abbiamo iniziato insieme l’avventura di MAINGARA… Era il nostro archivio vivente, la memoria di tutto, gestiva gli aiuti, ci aiutava a conoscere i bisogni della gente, sempre accogliente, sempre sorridente. Attenta ad ogni persona, era dotata di una memoria ferrea, di ognuno conosceva la storia ricordandone ogni dettaglio. Era sempre presente alle consultazioni mediche, poteva quindi orientare anche le altre Assistenti Sociali. Conosceva perfettamente i dialetti del posto e parlava anche l’arabo. Una compagna preziosa… I suoi preferiti erano i più poveri: a lei affidavamo tutti i casi disperati. li visitava a casa, li seguiva quando abbandonavano le cure, ci suggeriva per ogni caso il tipo di intervento sociale necessario.Sensibilizzava le famiglie, in particolare quelle che hanno tendenza a “scaricare” gli ammalati all’ospedale. L’ultimo, in fatto di tempo, e non per importanza, è l’interesse da lei portato agli orfani e ai bambini sieropositivi in età scolare…faceva il possibile perché anche loro frequentassero regolarmente i corsi. Andava personalmente ad iscriverli a Scuola, seguiva i loro progressi. Li incontrava una volta al mese, con i nonni o gli zii, per dare a ciascuno un contributo in soldi affinché arricchissero la loro dieta. E’ questo, un Progetto sostenuto da tantiamici italiani con le “adozioni a distanza”. Ai funerali, celebrati a Maingara, erano presenti diversi Sacerdoti e una folla che non si poteva contare… dopo la S. Messa un lungo corteo di auto, moto, biciclette e pedoni l’hanno accompagnata al cimitero dove riposa.Così, generosamente donata, Antoinette ha finito il suo cammino terreno, ci piace pensarla in Cielo, circondata dai tanti ammalati che insieme abbiamo accompagnato in questi quattro annidi missione condivisa. Dopo il panico e il dolore viviamo la pace che dà il Signore… Ma bisogna riprendere tutto il suo lavoro… dal cielo siamo sicure continua a guidarci. Intantogli ammalati continuano a crescere: anche oggi ho lasciato due giovani che non so se ritroverà domani mattina! suor Margherita Alberti |
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suor Attilia Bario dalla Costa D'Avorio |
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Carissima, i pacchi sono arrivati in perfetta forma e gli apparecchi per il dispensario sono super. Aspetto le mie donzelle per far festa con le delizie: ho assaggiato solo un po’ di salame e un panettone con sr Christine di Bouaké. Giorni fa sono andata a Bouake per portare una ragazzina bellissima di 13 anni che ha già perso la vista da un occhio: speriamo di salvare il secondo. Se tutto va bene sarà operata mercoledì prossimo. Nel ritorno sono rimasta in panne con la macchina, ma grazie ai miei fratellini preti che mi hanno prestato una loro macchina ed ho lasciato la mia al garage, ho potuto rientrare solo ieri sera, giusto in tempo per l'adorazione. Stamattina ero a Messa dai Vescovi cosi li ho salutati tutti. Domani sarò a Ounagolo, per la benedizione del nuovo reparto del laboratorio delle suore: tutti i Vescovi saranno presenti e domenica li riceveremo tutti in parrocchia. Come vedete, le giornate sono ben riempite ed è solo la notte che apro il computer e a volte mi addormento scrivendo o leggendo. Oggi stavamo guardando il programma della scuola materna, quando una donna è venuta con un bimbo neonato sul dorso in cerca di latte: ha trovato il bimbo abbandonato nella notte sulla soglia della sua casa: l'abbiamo chiamato Dieudonneé. L'aiuteremo con il latte “premiere âge”, che è carissimo in farmacia. Lei accetta di curare il bambino, nell'attesa che si ritrovi la madre, senz'altro qualche ragazzina disperata.Anche la posta ora arriva in fretta; i Prefetti si stanno installando: insomma sembra che la normalità torni piano piano e discretamente. Con tutte queste belle notizie e con l’arrivo di Dieudonné, un caro saluto a tutte e un grazie grande ai benefattori. sr Attilia Bario |
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suor Flora Ferrario dall'Algeria |
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Carissime, brave per aver liberato Daniela per il Progetto Botswana... Anche la provincia Italiana sa dare della sua povertà... Ritrovo anche in questo l' AUDACIA del nostro Fondatore. Questa notte abbiamo avuto una scossa di terremoto forza 5. Erano le ore 11.30. Grosso spavento, ma apparentemente nessun danno alle abitazioni.Ieri un Padre e un medico algerino che sono andati a visitare gli immigrati nella regione a 60 Km. da noi, sono stati arrestati e sono tutt' ora in detenzione, su pretesto che hanno infranto la legge. La situazione rimane calma, ma forse solo in apparenza.A Hennaya la gente e anche le autorità continuano a portarci rispetto e stima. Sr Bernadette era in un negozio per comperare del materiale per riparare i muri di due sale e imbiancare, e quando si è presentata alla cassa per pagare, il Sindaco, presente in negozio, le ha detto che il comune pagava la fattura. Alla sessione dei “nuovi arrivati”, alla quale ha partecipato la nostra sr Marie Claude, il Vescovo Tessier ha detto che le chiese d'Europa, d'altrove e le Congregazioni non sostengono la Chiesa d'Algeria, aggiungendo che invece le suore Notre Dame des Apôtres si distinguono per il loro sostegno. E' un complimento che ha una grande importanza, venendo da Mons. Tessier. Ogni tanto fa bene sapere che la nostra missione qui é considerata. Portateci nella Preghiera. suor Flora Ferrario |
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suor Maria Redenta Crimella, da Adzopé |
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Basta poco per essere felice. Dopo parecchi anni di missione trascorsi in diverse città della Costa d’Avorio, eccomi trasferita ad Adzopè, nel lebbrosario voluto da Raoul Follereau, realizzato in collaborazione con il nostro Istituto Missionario di N. S. degli Apostoli. Una comunità è presente dall’inizio del 1942 e collabora con medici, infermieri e personale laico autoctono. Questo istituto è nato come lebbrosario, ma negli anni ’80 la Costa d’Avorio, come altri paesi africani, ha visto nascere un’epidemia di un’altra micobatteriosi, l’Ulcera di Burulì, malattia che per molti aspetti rimane ancora oggetto di studio, malattia che colpisce soprattutto bambini provocando grosse ulcere cutanee che conducono a sequele invalidanti. Da allora si è iniziato ad accogliere anche questi malati. L’istituto si trova a 14 Km da Adzopè, ha una capacità di accoglienza di circa 170 letti, è composto da 4 reparti, 2 laboratori, 2 sale operatorie, radiologia, farmacia e altri servizi, ma questo freddo elenco non permette di descrivere la vita che si trova all’interno. Arrivando qui la mia prima impressione, guardando ibambini, non è sicuramente quella di trovarti in un ospedale. Li vedi sereni e pieni di speranza nella guarigione. Ma è sufficiente entrare in un reparto per tornare alla realtà: le bende bianche risaltano sulla pelle nera e la vista di un arto amputato incarna la sofferenza e il disagio che queste malattie comportano. Quanta sofferenza fisica e morale! Quanta incertezza nel domani! Il periodo di ospedalizzazione varia dai tre mesi ai tre-quattro anni. La vita dei malati è letteralmente interrotta dalla malattia e durante questo periodo le persone diventano “cittadini” di questo villaggio singolare che sostituisce per molti la famiglia lontana. Gia ammalati, infatti, provengono da diverse regioni della Costa d’Avorio, appartengono a religioni diverse, celebrano culti diversi, ma tutti vivono nel grande rispetto dell’altro. Negli occhi delle persone si legge un forte desiderio, ma anche una grande paura di tornare a casa; d’altra parte la lebbra e l’ulcera di burulì rimangono ancora per molte persone un tabù ed è anche per questo che giungono a noi quando ormai non si può più curare se non con l’amputazione dell’arto ammalato. Nonostante tutto la speranza rimane viva in loro perché le persona guariscono, grazie anche alla competenza professionale del personale sanitario e alle attrezzature presenti, ma a volte la frustrazione è grande quando le difficoltà logistiche non permettono di svolgere al meglio il proprio lavoro. Alcuni impianti dovrebbero essere rinnovati ma non è sempre possibile e si va avanti come si può. La nostra presenza qui, oltre alle cure sanitarie, vuole essere per gli ammalati segno di speranza, un dono, poiché sanno di trovare in noi, sostegno e appoggio nell’affrontare le difficoltà quotidiane. Certamente non si raccontano quasi mai i momenti di profonda solitudine, la frustrazione nello scontro con la corruzione, l’ignoranza e l’indolenza umana. Ma questo spinge ancora di più a credere nella forza della missione. Ormai l’Avvento è iniziato e stiamo preparandoci ad accogliere Gesù, che ancora una volta viene ad incarnarsi tra noi per assumere la povertà e la miseria umana ed accendere la speranza nei cuori di chi ormai non spera più. E qui è proprio questo il bisogno più grande: ritrovare la speranza nella vita, nel futuro. I gruppi di catecumeni stanno preparando la veglia di mezzanotte e già si sente un’aria di festa, che fa vibrare il cuore di tutti perché Gesù viene a visitarci. Si respira gioia anche perché la gente sa che si farà festa, tutti insieme ad una mensa diversa e perché ciascuno, grazie alla generosità di tante persone, riceverà un dono per Natale. Per il vero povero basta poco per essere felice. Suor Maria Redenta CrimellaBP 212 AdzopéCosta D'AvorioTel. 00225/23 54 18 10
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