Ogni giorno apriamo un rubinetto e l’acqua arriva, limpida e fresca. Un gesto semplice. Quasi banale.
Ci laviamo il viso appena svegli, ci laviamo i denti, prepariamo il caffè, riempiamo un bicchiere. L’acqua accompagna le nostre giornate così silenziosamente che rischiamo di dimenticare quanto sia preziosa.
Eppure, per milioni di persone nel mondo, l’acqua non è così scontata.
Per questo il 1° settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, ci ha invitato a fermarci e a guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda. Questa giornata apre il Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. È un tempo per pregare, riflettere e soprattutto lasciarci trasformare nel modo in cui abitiamo la nostra casa comune.
Il tema che accompagna la nostra preghiera di questo mese è l’acqua viva.
Il libro di Ezechiele ci regala l’immagine sorprendente di un’acqua che sgorga dal tempio, cresce, diventa fiume e porta vita ovunque passa.
È un’immagine bellissima: dove arriva l’acqua, il deserto può tornare a fiorire!
Ma oggi sappiamo anche quanto sia fragile questo dono.
I ghiacciai si sciolgono, i fiumi si inaridiscono, le temperature aumentano. E mentre per alcuni l’acqua è sempre disponibile, per altri significa percorrere chilometri, vivere nella paura della siccità, ammalarsi per la mancanza di acqua potabile. L’acqua, allora, ci mette davanti a una domanda molto concreta: che cosa facciamo del dono che abbiamo ricevuto?
Possiamo consumarlo senza pensarci oppure imparare a riceverlo con gratitudine e responsabilità.
Possiamo considerarlo una merce oppure riconoscerlo come un bene necessario alla vita, che deve essere accessibile a tutti. Possiamo semplicemente preoccuparci di non sprecare l’acqua oppure chiederci che cosa possiamo fare perché anche altri possano averne.
È qui che la cura del creato diventa una questione di giustizia.
Per noi suore NSA tutto questo non è un tema “accanto” alla missione. Fa parte della missione.
Perché annunciare il Vangelo significa avere a cuore la persona nella sua interezza: la sua dignità, la sua salute, il suo futuro, la comunità in cui vive e anche la terra che la sostiene.
Da sempre le nostre sorelle, nelle diverse missioni, sono immerse nella vita concreta dei popoli. Scuole, centri sanitari, attività sociali ed educative, promozione della donna: la nostra presenza cerca di rispondere ai bisogni reali delle persone e di accompagnarle verso una vita più dignitosa.
E oggi questa attenzione comprende necessariamente anche la cura della casa comune.

Per questo, nelle diverse realtà NSA, l’impegno per Giustizia, Pace e Integrità del Creato (GPIC) cerca di trasformarsi in formazione, sensibilizzazione, scelte concrete, collaborazione e azione.
Non siamo chiamate a fare tutto da sole. Anzi, la missione ci insegna proprio il contrario: metterci insieme, ascoltare, imparare gli uni dagli altri, collaborare con la Chiesa locale, con altri organismi e con tutte le persone di buona volontà che hanno a cuore la vita e il futuro del nostro pianeta.
Forse, allora, questo settembre ci propone un gesto molto semplice. Fermarci. Uscire, se possiamo, e cercare un luogo dove l’acqua si fa sentire: un fiume, un lago, il mare, una fontana.
E ricordare che quella stessa acqua che scorre tra le nostre mani attraversa il mondo intero.
È memoria del Battesimo. È vita. Qui possiamo lasciarci raggiungere da una domanda:
Sto custodendo il mondo che Dio mi ha affidato o lo sto semplicemente consumando?
Perché la cura del creato non comincia dalle grandi dichiarazioni. Comincia da un cuore che impara a vedere. Da un rubinetto che non lasciamo aperto inutilmente. Da una scelta più sobria.
Da una voce che si alza per difendere chi ha meno. Da una preghiera che diventa azione.
Anche l’intenzione di preghiera del papa di settembre è dedicata alla cura dell’acqua. Guarda il video.
Leone XIV ci invita a chiedere a Dio di insegnarci a custodirla con gratitudine, giustizia e responsabilità, ricordando soprattutto le persone che ancora oggi non hanno accesso sicuro all’acqua potabile.
Acqua e pace. Due realtà che forse non pensiamo subito insieme. E invece sono profondamente legate.
Dove manca l’acqua, aumenta la vulnerabilità. Dove le risorse vengono sfruttate senza giustizia, nascono tensioni. Dove la terra viene ferita, sono spesso i più poveri a pagare per primi.
Per questo pregare per l’acqua significa anche pregare per la pace.
Buon cammino nel Tempo del Creato.
Che settembre ci insegni ad ascoltare meglio il canto dell’acqua… e il grido della terra.