Il 1° settembre abbiamo iniziato un cammino insieme a tutta la Chiesa: il Tempo del Creato.
Il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, questo tempo liturgico si conclude. Ma non si conclude il nostro impegno! Perché il creato non è un tema da affrontare solo una volta all’anno. È la terra sulla quale camminiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo, il cibo che ci nutre. È la vita delle persone che incontriamo. È soprattutto quella rete invisibile di relazioni che ci ricorda che nessuno è separato dagli altri e che tutto è connesso.
Il 24 settembre, il Gruppo Laudato si’ ha avuto l’opportunità di partecipare alla trasmissione Chiesa Viva di Tv2000, dedicata proprio al Tempo del Creato. La puntata ha messo al centro che la cura del creato non è una moda, né un interesse riservato a pochi. È una dimensione della nostra fede.
Nella puntata sono stati affrontati proprio alcuni dei temi che accompagnano questo cammino: la responsabilità verso la casa comune, l’importanza degli stili di vita e il passaggio dalla sensibilizzazione all’impegno concreto. La presenza del mondo Laudato si’ ha permesso di mostrare anche quanto siano importanti le reti e le comunità che, sul territorio, cercano di trasformare la riflessione in esperienza condivisa. Potete vedere la trasmissione qui.
Per noi NSA, il creato fa parte della missione. Questa attenzione non nasce oggi.
Nella vita dell’Istituto, il lavoro per Giustizia, Pace e Integrità del Creato (GPIC), cerca da tempo di tenere insieme dimensioni che a volte rischiamo di separare: la cura della persona, la giustizia sociale, la pace, la salvaguardia dell’ambiente.
Perché cosa significa parlare di pace in una comunità dove manca la minima sussistenza?
Cosa significa parlare di dignità quando una famiglia non arriva a nutrire i suoi bambini?
Cosa significa prendersi cura delle persone fragili senza interrogarsi sulle condizioni ambientali nelle quali vivono? Le domande si intrecciano.
È questa la forza dell’ecologia integrale: aiutarci a comprendere che la ferita della terra e quella delle persone non sono due realtà completamente diverse. Per questo le Commissioni GPIC dell’Istituto NSA lavorano per promuovere formazione, sensibilizzazione, collaborazione con altri organismi e attenzione concreta alla realtà. Non come qualcosa che si aggiunge alla missione, ma come una prospettiva che attraversa la missione stessa. E questo lavoro non rimane confinato a un unico Paese.
Dall’Europa all’Africa la vita chiede di essere custodita.
Le nostre sorelle vivono questa sensibilità nelle diverse realtà in cui sono presenti, in Europa e nel mondo, con una particolare attenzione alle comunità africane. È lì che molte delle nostre riflessioni diventano immediatamente concrete. Quando incontriamo una comunità che conosce la fatica di procurarsi l’acqua, la parola “acqua” non è più soltanto il tema di un incontro. Quando accompagniamo una donna che cerca di costruire per sé e per i propri figli un futuro più dignitoso, la parola “sviluppo” acquista un volto, una storia. Quando entriamo in una scuola, in un centro sanitario o in una comunità, scopriamo ancora una volta che evangelizzare significa entrare nella vita concreta delle persone, condividendone speranze e difficoltà. È parte della nostra storia missionaria.
Fin dalle origini, le NSA sono state chiamate a uscire, ad andare incontro ai popoli, a vivere accanto alle persone e a mettere i propri doni al servizio della missione. Oggi questo “uscire” ci chiede anche di ascoltare il grido della terra insieme al grido dei poveri. E l’Africa, con le sue immense ricchezze ma anche con le sue fragilità, ci ricorda quanto sia urgente questo sguardo.
Non siamo noi a portare delle risposte già pronte. Spesso sono le persone che incontriamo a insegnarci qualcosa. Ci insegnano il valore dell’acqua, la capacità di non sprecare, la pazienza, la solidarietà e la forza di ricominciare. Ci insegnano che la custodia della casa comune non è soltanto una questione di tecnologia o di grandi programmi internazionali. È anche una cultura del prendersi cura.
E allora, mentre ci avviciniamo al 4 ottobre, possiamo forse evitare di chiederci soltanto: che cosa abbiamo fatto durante il Tempo del Creato? Possiamo porci una domanda diversa:
Che cosa faremo quando il Tempo del Creato sarà terminato?
Forse non avremo tutte le risposte. E va bene così. Perché il Tempo del Creato non ci chiede di diventare perfetti custodi del pianeta in cinque settimane. Ci invita piuttosto a iniziare un cambiamento, personale e comunitario, che possa continuare nel tempo. Un tempo nuovo.
Il 4 ottobre guarderemo a San Francesco, uomo capace di riconoscere fratelli e sorelle nella terra, nell’acqua, nel sole, nel vento. E forse potremo chiedergli semplicemente questo: insegnaci a guardare. Insegnaci a custodire. Insegnaci a camminare insieme. Perché la casa comune non è soltanto il luogo in cui viviamo. È la casa che siamo chiamati a custodire insieme.