Agli inizi di ottobre, la nostra sr Maria Placida Di Benedetto è tornata a Dio, dopo 93 anni di vita e una lunga esperienza di consacrazione missionaria.
La salutiamo con affetto e gratitudine, affidandola all’abbraccio del Signore e custodendo nel cuore il dono della sua presenza nella nostra famiglia religiosa.
La sua è stata una vita attraversata da luoghi, incontri e culture diverse, dall’Italia al Libano, dalla Terra Santa all’Egitto. Ovunque ha cercato di rendere concreto il suo spirito missionario, mettendo a disposizione i propri talenti, le proprie mani e il proprio cuore. Anche negli ultimi anni, segnati dalla malattia e dalla fragilità, ha continuato a vivere la sua missione attraverso la preghiera, l’offerta e la fiducia in Dio. Oggi vogliamo soprattutto dire grazie: per il cammino condiviso, per la sua fedeltà, per il bene seminato e per la testimonianza di una vita consegnata al Signore.

Sr. Maria Placida nasce ad Agrigento, il 28 febbraio 1930, dove è battezzata con il nome di Carmela. Unica bambina tra i fratelli maschi cresce, come lei stessa scrive in una testimonianza sulla sua vocazione, “in seno alla famiglia, pur nella povertà, come una piccola reginetta, amata da tutti”. Pur non avendo avuto nell’infanzia relazioni dirette con nessuna religiosa, nutre fin da piccola l’attrazione per una vita “diversa” e col tempo la chiamata del Signore si fa pressante.
Ostacoli famigliari le impediscono di realizzare presto il suo ideale, ma il suo desiderio di essere religiosa si conferma sempre più. L’incontro con una suora NSA che le parla della missione è decisivo e un giorno, a quasi 28 anni “con il cuore che scoppiava di gioia e di dolore insieme, lasciavo il nido familiare e tutto l’amore che mi circondava, e entravo nell’Istituto che la Provvidenza mi aveva fatto conoscere”.
Entra così a Bardello per la formazione nel 1957 e qui farà la prima professione l’8 settembre 1960 con il nome di sr Maria Placida.
Il suo sogno di partire in missione però dovrà attendere: infatti sarà inviata un anno a Marino per la cucina della scuola, un anno a Palermo come educatrice, sei anni a Roma, e ancora a Bardello per più di tre anni per una formazione professionale in taglio e cucito. È da Bardello che partirà alla fine del 1971 per il Libano, dove metterà a frutto con gli allievi delle scuole, non solo la sua formazione professionale, ma anche la sua vena artistica e la sua passione per il bricolage.
Ma già a fine 1973 lascia il Libano per andare nella comunità di Betlemme, dove resterà per nove anni come educatrice delle orfane lì accolte. Questa vita immersa nella cultura mediorientale le resterà nel cuore. Scrive: “l’ambiente semplice, tipico dell’Oriente, mi è rimasto impresso. Infatti la loro cordiale semplicità, il senso dell’ospitalità tutta particolare della gente orientale, l’affetto e l’amicizia che legano e testimoniano in mille maniere, fa sì che rende più facile l’ambientarsi. Il poco che ho potuto dare mi è stato riversato con abbondante misura, specialmente il senso dell’abbandono alla Provvidenza”.

Nel 1982 tornerà in Italia, a Marino Laziale, dove sarà incaricata del cucito, ma nel 1988 ritroverà la ‘sua’ cultura prediletta in Egitto, dove resterà per otto anni insegnando taglio e cucito e aiutando nel dispensario.
Nel 1996 il rientro definitivo in Italia: Marino, Montesacro, Milano e poi Monguzzo.
Sempre impegnata nei servizi comunitari, nel cucito, in portineria, sarà però anche sollecita nella visita agli ammalati e come ministro straordinario dell’Eucarestia, cercando di mettere in pratica il proposito fatto al rientro dalla missione di Betlemme quando scriveva: “Ora mi trovo in Italia. Certamente non verrà meno il mio spirito missionario, ma ho da concretizzarlo nella missione che mi sarà affidata”.
La sua ultima missione è stata a Bardello.
Una missione di servizio attivo, poi segnata dalla malattia e dal mistero della sofferenza. Solo il Signore, che conosce i cuori, sa cosa ha davvero vissuto in questi ultimi anni e siamo certe che lui, che sa trasformare la sofferenza in grazia di salvezza, l’ha accolta nella pienezza della sua gioia.
Nell’omelia del suo funerale, don Fabrizio ci ha ricordato che:
sr M. Placida è stata una donna che ha creduto nella risurrezione. Una donna che ha camminato nella fede e che ha vissuto gli ultimi anni di malattia come un pellegrinaggio silenzioso verso la casa del Padre. Chi l’ha vista negli ultimi tempi lo sa: la sua malattia non l’ha spenta, l’ha resa più trasparente. Il suo volto era diventato una preghiera. Le sue mani, spesso immobili, erano diventate un’offerta. Il suo silenzio era diventato un canto che solo Dio poteva ascoltare, lo faceva con alcune parole o sillabe che riusciva a dire. È stata parte della vostra storia, della vostra preghiera, della vostra missione. Ha condiviso con voi la vita quotidiana, le fatiche, le gioie, le attese. Ha portato con voi il peso della malattia, ma sempre con quella serenità che nasce solo da chi sa di essere nelle mani di Dio. Oggi lei vi lascia un’eredità semplice e grande: continuate a sperare e a portare in voi la passione per la missione.
