Nella Giornata Mondiale del Rifugiato, celebrata il 20 giugno, la comunità internazionale è invitata a fermarsi per ascoltare le storie, le sofferenze e le speranze di milioni di persone costrette a lasciare la propria terra a causa di guerre, persecuzioni, povertà e crisi ambientali.

Come suore NSA sentiamo che questa ricorrenza non è soltanto un appuntamento di sensibilizzazione, ma un appello evangelico a riconoscere nel volto di ogni rifugiato e migrante un fratello e una sorella da accogliere, accompagnare e custodire. In un tempo in cui il fenomeno migratorio viene spesso affrontato prevalentemente come una questione di sicurezza e controllo delle frontiere, la Chiesa continua a ricordare che al centro vi è sempre la persona umana, con la sua dignità inviolabile e i suoi diritti fondamentali.

In questi giorni, dopo l’approvazione del nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) ha espresso forte preoccupazione per alcune disposizioni che rischiano di indebolire la tutela dei più vulnerabili, richiamando le istituzioni europee a salvaguardare il diritto d’asilo, l’unità familiare e il rispetto della dignità di ogni persona. I vescovi hanno ricordato che sicurezza e solidarietà non sono principi contrapposti, ma devono procedere insieme.

Nella stessa prospettiva si colloca la dichiarazione della Conferenza degli Istituti Missionari in Italia (CIMI), che pubblichiamo di seguito. Un testo che nasce dall’esperienza missionaria vissuta accanto ai popoli e che denuncia i rischi di una visione delle migrazioni fondata sulla deterrenza e sull’esclusione. È un invito a costruire un’Europa capace di rimanere fedele ai propri valori più autentici: la solidarietà, la fraternità e la difesa della dignità umana.

In questa giornata, facciamo nostra la domanda che attraversa il documento: “che tipo di Europa vogliamo costruire? E, come credenti, ci chiediamo anche: quale testimonianza siamo chiamati a offrire perché nessuno si senta straniero agli occhi di Dio e dei fratelli?”

UN ATTACCO ALLA DIGNITÀ UMANA

Denuncia missionaria sul Regolamento UE per i rimpatri

“Non si può rimanere indifferenti nei confronti di coloro che periscono in mare, cadono vittime della tratta di esseri umani o sono costretti a fuggire dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione, dalla fame o dal degrado ambientale anche perché potrebbero fare parte della nostra famiglia” (Papa Leone XIV)

Noi, membri degli Istituti Missionari, sappiamo per esperienza cosa significhi essere stati stranieri in altri continenti. Abbiamo condiviso per anni la vita e le speranze di fratelli e sorelle nel “Sud del mondo”. Ci è stato insegnato al quotidiano quanto l’umano che ci unisce sia molto più forte delle frontiere che troppo spesso usiamo per escludere e dividere.

In consonanza con la Conferenza Episcopale Europea, vogliamo esprimere il nostro sgomento e la nostra indignazione nei confronti dell’approvato “Regolamento rimpatri” da parte del Parlamento Europeo. Molti dei voti a favore del testo sono arrivati da partiti che spesso rivendicano un’ispirazione cristiana.

Già oggi la politica migratoria italiana fa un crescente ricorso alla deterrenza, alla detenzione amministrativa e ai meccanismi di espulsione dei migranti. Ancor più ci preoccupa il nuovo Regolamento sui rimpatri per l’intera Unione Europea, che permette di trattenere le persone fino a 24 mesi, prorogabili in determinate circostanze, rafforza il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio tra gli Stati membri e apre all’utilizzo di “hub di rimpatrio” collocati in Paesi terzi al di fuori dell’UE, con rischi sulla trasparenza delle procedure e l’effettiva garanzia dei diritti fondamentali.

I vescovi europei ci ricordano che la migrazione non è semplicemente una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica. 

Autorevoli indagini sui fenomeni migratori indicano che la costruzione di muri e il rafforzamento delle frontiere esterne non diminuiscono gli arrivi, ma aumentano esponenzialmente i costi e i rischi del viaggio per gli stranieri, così come le risorse pubbliche destinate al controllo dei confini.

Nessuno di noi accetterebbe di essere trattenuto dallo Stato senza aver commesso alcun illecito, e tanto meno per aver esercitato il diritto a cercare condizioni di vita migliori. Non è accettabile per altri ciò che sarebbe inammissibile per noi. Le politiche in materia di migrazione e asilo devono rimanere saldamente ancorate al rispetto della dignità umana, dei diritti fondamentali, del diritto di chiedere asilo, della tutela dell’unità familiare e di una particolare attenzione ai più vulnerabili. Sicurezza e solidarietà non sono principi contrapposti.Che tipo di Europa vogliamo costruire? 

In questo momento decisivo, non siamo chiamati a rinunciare ai valori fondanti della cittadinanza e della storia europea, ma a riaffermarli con coraggio, saggezza e umanità.

CIMI – Conferenza degli Istituti Missionari in Italia

Qui il link alla reazione dei Vescovi europei