«Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4-5).

Riprendendo le parole di Isaia, papa Leone XIV conclude il messaggio per la pace 2026, augurandosi che quanto sogna Isaia possa essere il frutto del “Giubileo della speranza” che si è chiuso ieri, nel giorno dell’Epifania

Peccato che tutto in questo inizio anno sembri orientarsi in direzione opposta. Anche noi missionari, peraltro, ci siamo dovuti ricredere sulla speranza di assistere nel 2025 quantomeno a un processo di riduzione, se non di cessazione, dei tanti conflitti in corso in vari continenti, soprattutto in Africa. E invece vediamo una rinascita del ‘colonialismo’, sebbene in chiave moderna…

Al di là del suo desiderio, le parole di Leone sembrano tradire una velata sensazione che segnali positivi se ne vedano ben pochi. “Non a caso” leggiamo nel messaggio, “i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Infatti, la forza dissuasiva della potenza e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza

A confermare questo il papa scrive: “Nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere con l’enorme sforzo economico per il riarmo… e i media diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”. E, ammonendo i responsabili delle decisioni in merito a “considerare l’enorme peso della loro responsabilità” il pontefice, riaffermando che “oggi più che mai occorre mostrare che la pace non è un’utopia” scrive: “Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione (della guerra, ndr); ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico”

Leone XIV propone che alla strategia delle armi e della guerra si contrapponga “lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala”. Lui stesso non perde occasione per lanciare accorati appelli alla tregua o al cessate il fuoco in merito alle tragedie dei conflitti in corso, come ha fatto ad esempio riguardo al Sudan, da oltre due anni afflitto da una guerra civile che Jan Egeland, segretario generale del Norwegian Refugee Council, ha definito “la più grave crisi umanitaria nel mondo oggi” aggiungendo con molti organismi che “è stata data un’attenzione internazionale di gran lunga troppo limitata per quello che succede in questo paese”
Lo scenario globale e in particolare per l’Africa in vista del nuovo anno, non offre grandi motivi di ottimismo. Chi ha fede dice che solo un intervento di forza superiore potrà toccare il cuore di chi porta la responsabilità per l’assenza di pace in Africa e nel mondo intero. 

Ma anche ogni donna e uomo di buona volontà, oggi, è chiamato a fare la sua parte, ribellandosi al silenzio intorno a queste grandi tragedie. E diventando nel suo piccolo ‘operatore di pace’.

FESMI (Federazione Stampa Missionaria Italiana)