Quest’anno, l’8 maggio, ricorrono i 30 anni dall’uccisione dei martiri d’Algeria.  

Per noi Suore NSA questa memoria ha un volto particolarmente caro: quello di sr Bibiane Leclerq e sr AngèleMarie Littlejohn, che hanno condiviso fino alla fine la vita del popolo algerino. È in questo clima di gratitudine e responsabilità che si inserisce la mostra “Chiamati due volte”, dedicata ai 19 religiosi uccisi tra il 1994 e il 1996 durante il cosiddetto Decennio Nero, un periodo che ha travolto l’Algeria con oltre 150.000 vittime, tra cui imam, intellettuali e giornalisti che si opposero alla violenza.

Il titolo della mostra richiama la loro doppia fedeltà: alla vocazione religiosa e al popolo con cui avevano scelto di vivere, dialogare, condividere speranze e paure, anche quando il pericolo era quotidiano. Promossa da Fondazione Oasis e Libreria Editrice Vaticana, l’esposizione — presentata al Meeting di Rimini 2025 e visitata da oltre 15.000 persone — raccoglie venti pannelli e due video che raccontano le storie dei martiri, il loro impegno per la pace e il dialogo interreligioso, insieme a testimonianze raccolte in Algeria, Tunisia e Francia. Non mancano le parole luminose del testamento spirituale di Christian de Chergé, priore di Tibhirine.

Per comprendere il loro sacrificio occorre ricordare il contesto: nel 1988 le proteste contro il carovita scuotono Algeri. La repressione alimenta il malcontento e gli islamisti del FIS conquistano le elezioni municipali e il primo turno delle legislative. L’esercito interrompe il processo elettorale e il Paese precipita nella spirale di attentati e violenze che segnerà il Decennio Nero. È in questo clima che i 19 martiri offrono la loro vita.

La loro beatificazione, l’8 dicembre 2018 nella Cattedrale di Orano, è un evento storico: per la prima volta nella modernità la beatificazione di fedeli cattolici avviene in un Paese musulmano. Papa Francesco ha scritto che questo gesto “traccerà un grande segno di fraternità indirizzato a tutto il mondo”. La celebrazione si svolge sul piazzale della Basilica NotreDame de Santa Cruz, dove nel 1996 fu ucciso l’ultimo dei martiri, il vescovo Claverie, insieme al suo amico Mohamed. Accanto ai 19, la Chiesa ricorda anche i 99 imam assassinati perché rifiutarono di giustificare la violenza: “I nostri fratelli e sorelle martiri” scrivono i vescovi, “non accetterebbero mai di essere separati da quelli in mezzo ai quali hanno donato la vita”.

Tra questi testimoni ci sono anche le nostre sr Bibiane e sr AngèleMarie, che per oltre trent’anni hanno vissuto nel quartiere popolare di Belcourt, ad Algeri. Nel 1964 sr Bibiane fondò una scuola di taglio, cucito e ricamo, dove insieme a sr AngèleMarie formava le ragazze, offrendo loro competenze professionali e accompagnamento umano: una delle espressioni più belle del nostro carisma, che pone al centro la promozione della donna. Le due suore hanno scelto di restare, dopo un serio discernimento, pur conoscendo il rischio. “Scelgo di rimanere, per rispondere alla fiducia che le persone ci manifestano”, scriveva sr Bibiane poco prima di essere uccisa. Sono rimaste per amore di Dio e del popolo che consideravano casa.

Dopo Rimini, la mostra ha viaggiato a New York, Parigi, Oxford, Milano, Roma, Lourdes, Genova e Torino, coinvolgendo vescovi, arcivescovi, scrittori come EricEmmanuel Schmitt e tante comunità locali. A Genova è stata inaugurata da sr Sandra Catapano, NSA, che ha vissuto più di dieci anni in Algeria e ha ricordato quanto sia importante sentire i Beati d’Algeria vicini alla nostra vita quotidiana: nella preghiera, nelle relazioni, nel desiderio di essere operatori di pace.

Christian de Chergé pregava così: “Ho il diritto di domandare ‘disarmalo’, se non comincio a domandare ‘disarmami’ e ‘disarmaci’, come comunità?”  

Che questa sia anche la nostra preghiera, oggi più che mai.

Per approfondire la storia dei Martiri di Algeria, proclamati Beati nel 2018, vi invitiamo a leggere questo libro: “La nostra morte non ci appartiene” di T. Georgeon – C. Hanning, Ed. EMI