Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in volti.
Ci sono esperienze che non si raccontano solo con le tappe, ma con ciò che accade dentro: lo stupore, la gratitudine, la scoperta dell’altro e, insieme, la scoperta di sé.
Dal 10 al 25 agosto 2026, sr Anicette Lantonkpodé (NSA), ha accompagnato tre giovani della diocesi di Genova (Giulia, Monica e Mariano) in un viaggio missionario in Benin, preparato durante l’anno con incontri di formazione e discernimento.
Un viaggio nato dal desiderio di conoscere la missione NSA “dal vivo”, di incontrare un popolo, una cultura, una Chiesa che vive la fede con semplicità e profondità.
Fin dal loro arrivo a Cotonou, nel cuore della notte dell’11 agosto, i giovani hanno sperimentato la bellezza dell’accoglienza: una tavola imbandita, sorrisi, cura, familiarità.
La missione NSA si è mostrata subito per ciò che è: una casa che accoglie, una famiglia che apre le braccia, un luogo dove nessuno resta straniero.
Nei giorni successivi, attraverso la visita alla città, ai monumenti, ai murales che raccontano la storia del Paese, i giovani hanno iniziato a comprendere che conoscere un popolo significa prima di tutto ascoltare la sua memoria. La cultura non è un insieme di informazioni: è un volto collettivo, una storia condivisa, un modo di stare al mondo.
Le giornate trascorse negli orfanotrofi di Aguiakpa e Ouidah sono state tra le più intense.
I bambini, timidi o travolgenti, hanno insegnato ai giovani che la gioia non dipende da ciò che si possiede, ma da ciò che si dona: un sorriso, un colore, un gioco, una mano sporca di tempera.
Giocare, dipingere, cantare, correre sulla terra rossa: gesti semplici che hanno aperto un varco nel cuore. E lì, in quel varco, è entrata una verità che non si dimentica: quando conosci l’altro per nome, la paura del diverso scompare. Quando ascolti la sua storia, i preconcetti cadono.
Quando ti lasci toccare dalla sua vita, scopri qualcosa di nuovo anche della tua.
La visita a Ganvié, il villaggio costruito sulle palafitte, è stata un incontro con una forma di vita che resiste, che si adatta, che danza nonostante la povertà. Arrivati cantando e suonando il bongo, i giovani hanno visto la forza della comunità, la solidarietà tra le famiglie, la bellezza di un popolo che accoglie con semplicità.
A Ouidah, davanti alla Porta del Non Ritorno, i giovani hanno sostato in silenzio.
Quel luogo, simbolo della tratta degli schiavi, ha ricordato loro che la storia dell’umanità è fatta di ferite, ma anche di memoria che salva, di dignità che resiste, di popoli che continuano a camminare con invincibile speranza.
Il viaggio si è concluso con una grande cena preparata dalle suore NSA: abiti tradizionali donati ai giovani, danze, piatti locali, risate, gratitudine. Un modo semplice e profondo per dire: “Siete parte della nostra famiglia. Tornate quando volete.”
Il 23 agosto, Monica e Mariano sono rientrati in Italia. Giulia è rimasta altri cinque giorni con sr Anicette per continuare la sua esperienza missionaria.
Il viaggio in Benin non è stato solo un’esperienza missionaria: è stato un cammino di apertura, di ascolto, di trasformazione. Un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a lasciarsi sorprendere dall’altro, a credere che la fraternità è possibile.
Per Monica, Mariano e Giulia questo viaggio è stato un seme che continuerà a crescere nel loro cuore.
Per sr Anicette, una gioia condivisa. Per la missione NSA, un ponte tra popoli, culture e generazioni.
Che altri giovani possano fare esperienze di viaggio missionario e che la missione continui a essere un luogo dove l’incontro diventa casa!





