Nel pomeriggio di domenica 4 gennaio, alle ore 16, la Cattedrale di Genova si è trasformata in una piccola Pentecoste: volti, lingue, canti e colori delle diverse comunità etniche della città hanno riempito le navate, regalando a tutti un assaggio di Epifania anticipata. Una celebrazione che ha profumato di casa e di mondo, di radici e di futuro. La Festa dei Popoli ha riunito le comunità etniche della città in una celebrazione che ha trasformato la liturgia in un abbraccio corale.
L’appuntamento a S. Lorenzo è stato il culmine di una piccola processione multiculturale partita da tre diversi luoghi del Centro storico: Piazza De Ferrari, da dove sono partite le comunità ucraine, sudamericane e indiane; S.M di Castello, da dove sono arrivate le comunità africane e S.M. delle Vigne, che ha aggregato le comunità filippine, cingalesi e delle donne sudamericane.
Tra le comunità presenti, anche quella africana di Santa Maria di Castello, accompagnata da sr Anastesia, e il gruppo delle donne di Santa Maria delle Vigne, coordinato da sr Anicette. La loro presenza, viva e gioiosa, ha ricordato ancora una volta quanto la missione non sia mai a senso unico: è scambio, incontro, dono reciproco.
La Messa è stata un mosaico di espressioni spirituali: processioni ricche di simboli e gesti delle diverse culture, le letture proclamate in varie lingue, le preghiere che hanno fatto risuonare accenti lontani e al contempo familiari, un offertorio che hanno portato all’altare la ricchezza dei popoli.
L’Arcivescovo Marco Tasca ha offerto una parola che ha toccato il cuore: le persone migranti sono missionari nei luoghi dove vengono accolti. Non solo destinatari di cura, ma portatori di una fede giovane, vibrante, capace di rinnovare le nostre comunità spesso “anziane” e stanche. Una verità che noi Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli sentiamo profondamente: la missione oggi passa attraverso la reciprocità, la capacità di lasciarsi evangelizzare dall’altro.
Don Piero Pigollo, Coordinatore delle Comunità etniche per la Diocesi genovese, ha salutato e ringraziato la presenza di questa colorata piccola ‘chiesa universale’ che ha riempito la Cattedrale. L’invito è di continuare il cammino insieme e di partecipare sempre più alle attività diocesane.
Un grazie va anche a chi insieme a don Piero ha reso possibile la giornata, ossia tutti i coordinatori dei vari gruppi etnici e i loro cappellani di riferimento.
Dopo la celebrazione, la gioia si è riversata in diversi spazi della città, dove le comunità etniche hanno preparato piatti tipici e momenti di fraternità. Tavoli imbanditi, risate, racconti, bambini che correvano tra una cultura e l’altra senza percepire confini: un’immagine concreta di ciò che il mondo potrebbe essere.
In un’epoca segnata da paure, chiusure e diffidenze, la Festa dei Popoli è più di un evento: è una testimonianza profetica. Ricorda che la fraternità universale non è un sogno ingenuo, ma una scelta quotidiana. Una responsabilità. Un cammino che richiede coraggio e creatività.
Come Suore Missionarie NSA, crediamo che questi momenti siano semi preziosi: piccoli gesti che parlano più di mille discorsi. Perché quando le comunità si incontrano, quando le differenze diventano ricchezza, quando la fede si esprime in mille forme… allora il Vangelo prende vita.
E il mondo, anche solo per un giorno, sembra più vicino al sogno di Dio. E forse, proprio così, il mondo può ricominciare a sperare.



