Ogni 24 marzo la Chiesa celebra la Giornata dei Missionari Martiri, una memoria che non vuole fermarsi al ricordo doloroso della morte, ma che custodisce la luce di tante vite donate fino alla fine. La data non è casuale: è il giorno dell’uccisione di Sant’Oscar Romero, pastore che ha scelto di restare accanto al suo popolo, condividendone speranze e ferite. Da lui nasce un invito che attraversa i decenni: la missione è amore che non fugge, che non abbandona, che resta.

Il tema del 2026 è particolarmente evocativo: “Gente di primavera” e si ispira al messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2025, dove scriveva: “Siamo battezzati nella morte e risurrezione redentrice di Cristo, nella Pasqua del Signore che segna l’eterna primavera della storia. Siamo allora gente di primavera”, con uno sguardo sempre pieno di speranza da condividere con tutti perché in Cristo crediamo e sappiamo che la morte e l’odio non sono le ultime parole sull’esistenza umana”. 

La Giornata dei Missionari Martiri è nata per:

  • ricordare i missionari – preti, religiosi, religiose e laici – che hanno perso la vita a causa della loro fede e del loro servizio;
  • dare voce alle comunità che continuano a vivere in contesti di violenza, ingiustizia e povertà;
  • sostenere chi oggi continua a testimoniare il Vangelo in situazioni difficili;
  • risvegliare in tutti noi la consapevolezza che la missione è un dono quotidiano, fatto di fedeltà, vicinanza e amore concreto.

Non si tratta di eroi lontani, ma di fratelli e sorelle che hanno scelto di non abbandonare il popolo loro affidato. La loro vita parla ancora, e ci ricorda che il Vangelo cresce sempre attraverso gesti di dono.

Anche quest’anno la Chiesa ricorda i missionari che, in diverse parti del mondo, hanno perso la vita mentre servivano le loro comunità. 

Non sono numeri: sono volti, storie, vocazioni intrecciate con la vita della gente. Sono donne e uomini che hanno creduto che l’amore di Dio merita tutto, anche quando costa.

Per noi Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, questa giornata ha un sapore particolare.

Il 2026 segna il trentennale della morte dei 19 martiri d’Algeria, tra cui le nostre consorelle: Beata sr Bibiane e Beata sr Marie-Angèle.

Due donne semplici, fedeli, innamorate del popolo algerino. Non sono rimaste per eroismo, ma per amore. Hanno scelto di condividere la vita quotidiana, i timori e le speranze della gente, fino all’ultimo respiro. La loro testimonianza continua a ispirarci: la missione è restare, anche quando tutto invita a partire.

Anche nelle nostre comunità NSA abbiamo voluto vivere questa giornata in comunione con le Chiese locali. A Genova, ad esempio, abbiamo partecipato alla Via Crucis e alla Messa nella suggestiva chiesa di Boccadasse, affacciata sul mare. Un luogo che parla di bellezza e fragilità, come la vita dei martiri.

La celebrazione è stata preparata insieme ai nostri padri SMA e al Centro Missionario Diocesano, in un clima di fraternità e gratitudine.

Momenti come questi ci ricordano che la missione non è mai solitaria: è sempre un cammino condiviso, una rete di relazioni che sostiene e fa crescere.

Ricordare i martiri non significa guardare al passato. Significa lasciarsi provocare dal loro modo di vivere il Vangelo. Non tutti siamo chiamati a dare la vita in modo cruento, ma tutti siamo chiamati a donarla, giorno dopo giorno: nelle nostre comunità e famiglie, nelle relazioni quotidiane, nelle fatiche silenziose, nei gesti di cura, nella fedeltà al servizio che ci è affidato.

È questo il martirio quotidiano che ci rende missionari: trasmettere sempre l’amore di Dio per l’umanità, con la pazienza, la tenerezza e la perseveranza di chi sa che ogni piccolo gesto può diventare piccola luce in questo tempo buio. E in questo ultimo scorcio di Quaresima, per unirsi presto alla Luce della Risurrezione pasquale del Signore.