Nel mese di agosto 2025, l’Unione Africana (UA) ha preso una decisione simbolicamente e politicamente forte: ha sostenuto la campagna “Correct The Map”, volta a superare l’uso della mappa di Mercatore da parte di governi e istituzioni, e a promuovere invece l’adozione di mappe più corrette dal punto di vista proporzionale. 

Secondo la UA, la mappa di Mercatore “falseggia” la rappresentazione dell’Africa, facendola apparire marginale e rinforzando stereotipi che influenzano l’educazione, i media, le politiche.  L’Unione Africana intende promuovere l’introduzione della mappa Equal Earth nei curricoli scolastici dei paesi membri e spingere le organizzazioni internazionali (ONU, Banca Mondiale, istituzioni geografiche) a usare queste versioni più eque del mondo. 

È un passaggio di grande portata: non si tratta solo di sostituire una mappa con un’altra, ma di ripensare il modo in cui l’Africa è posizionata nel mondo visivo e mentale. Con quella decisione, l’Unione Africana afferma che ogni continente ha diritto a occupare il suo spazio visivo in verità.

Da secoli siamo abituati a vedere il mondo rappresentato su un planisfero che porta il nome del suo autore: Gerardo Mercatore. La sua proiezione, nata nel 1500, fu pensata per i naviganti: utile per calcolare le rotte e non perdere la bussola in mare. 

Ma c’è un problema: questa mappa deforma le proporzioni tra i continenti.

Basta uno sguardo per rendersene conto: l’Europa sembra quasi grande quanto l’Africa, e il Nord del mondo appare smisurato. In realtà, l’Africa è immensa: potrebbe contenere al suo interno gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Giappone e l’Europa messi insieme! Eppure, sulle carte di Mercatore, il continente africano risulta “rimpicciolito”, quasi marginale.

Negli anni ’70, Arno Peters propose una nuova rappresentazione: la proiezione di Peters. Diversamente da Mercatore, che privilegia la forma dei continenti a scapito delle loro dimensioni reali, Peters mette al centro la proporzione tra le superfici. È una mappa che mostra finalmente la grandezza dell’Africa, del Sud America, dell’Asia, e ridimensiona le terre del Nord che siamo abituati a considerare “dominanti”.

Non è solo una questione di geografia: è una questione di sguardo sul mondo. Chi ha il potere di rappresentare il pianeta, ha anche il potere di influenzare come lo percepiamo. Per secoli ci è sembrato naturale pensare che l’Europa fosse “più grande” o “più importante”: la mappa stessa ce lo suggeriva.

Oggi, in un mondo che cerca giustizia, pace e fraternità, anche le mappe devono cambiare. Non possiamo educare le nuove generazioni con una visione che mette al centro pochi e lascia ai margini molti. La verità geografica aiuta la verità del cuore: riconoscere la reale grandezza dei continenti significa riconoscere la dignità dei popoli che li abitano.

Per questo non basta usare la carta di Peters solo nelle scuole. È un messaggio che riguarda tutti: chi lavora nell’educazione, chi vive la missione, chi desidera un mondo più equo.

Anche noi suore NSA portiamo avanti questa attenzione nei nostri moduli di educazione alla mondialità. Nelle scuole e negli incontri abbiamo sempre utilizzato la carta di Peters, perché i bambini e i ragazzi potessero crescere con occhi più aperti, senza pregiudizi nascosti nelle mappe. Quando i ragazzi vedono finalmente l’Africa per quello che è, immensa e centrale, si apre un orizzonte di rispetto reciproco. Vogliamo educare a guardare il mondo con giustizia, per imparare ad amare di più e meglio. Una mappa non è solo geografia: è uno specchio dei nostri valori.