Il mese scorso abbiamo assistito alla recrudescenza della guerra in varie parti del mondo. 

La nostra preghiera, questo mese va innanzitutto a questo. Abbiamo visto i continui bombardamenti ad una popolazione inerme, in fila per un po’ di acqua e cibo. E ad un raid ad una parrocchia a Gaza, con morti e feriti. Ci ha commosso il coraggio della gente e quello di chi non è palestinese, ma comunque sceglie di restare con un popolo che soffre e di cui ormai si sente parte.

Anche nell’altra guerra, più europea, ancora non si vedono spiragli di pace. Possiamo solo rallegrarci delle piccole buone notizie che ci arrivano e che possono dare un po’ di conforto a chi ormai fa fatica a trovare segni di speranza. 

Condividiamo volentieri i comunicati della Presidenza di Caritas Italiana sulla guerra in Medio Oriente e in Ucraina. Con la preghiera e la speranza che terminino presto. Perché sempre la pace è una scelta

Le immagini che arrivano nelle ultime ore da Gaza, dove è stata colpita la parrocchia della Sacra Famiglia e si piangono nuove vittime innocenti, si aggiungono a quelle delle violenze, delle distruzioni degli ultimi mesi e anni, in Terra Santa come altrove.

In comunione con papa Leone XIV, Caritas Italiana fa proprio l’appello per “un immediato cessate il fuoco”. La speranza che ciò avvenga non esime dal pronunciare parole chiare non solo contro la guerra ma anche contro ciò che la alimenta.

Quello che accade a Gaza “non è guerra, è crudeltà”, disse papa Francesco in occasione del suo ultimo discorso alla Curia romana. È il volto brutale di un conflitto che non risparmia i più fragili e che calpesta il Diritto internazionale.

Caritas Italiana chiede con forza alla Comunità internazionale di condannare ogni forma di terrorismo e ogni uso illegittimo delle armi contro i civili innocenti. Auspica anche che la Comunità internazionale recuperi il suo ruolo di garante della pace e del bene comune, dando forza ed efficacia alle Organizzazioni multilaterali.

Da subito si sospenda la vendita di armi che alimentano i conflitti. Per costruire la pace sono necessarie scelte e istituzioni di pace. E per sostenere la vita in tutte le sue forme vanno bandite le armi che uccidono innocenti.

Caritas Italiana esprime la sua solidarietà a tutte le comunità coinvolte in questa guerra – come in tutte le altre guerre – ed è particolarmente vicina, in questo momento, a padre Gabriel Romanelli e alla sua piccola comunità cristiana che continua ad annunciare, pur nella distruzione, la “buona notizia”.

Leggi l’appello della Presidenza di Caritas Italiana (https://www.italiacaritas.it/blog/2025/07/17/la-pace-e-una-scelta/)

I bambini e le bambine, le ragazze e i ragazzi ucraini, che in questi giorni sono ospiti delle comunità diocesane nell’ambito del progetto “È più bello insieme, promosso dalla Chiesa italiana e coordinato da Caritas Italiana, hanno incontrato questa mattina (3 luglio) papa Leone XIV, nella cornice della sala Paolo VI, assieme ai loro coetanei che, in questi giorni, partecipano all’iniziativa “Estate ragazzi in Vaticano”.

Un evento festoso che ha messo i ragazzi a diretto contatto con il Pontefice, col quale hanno potuto dialogare, a cui hanno posto domande e di cui hanno ascoltato le parole. Ha raccontato della sua infanzia, ha parlato di diversità e accoglienza e, pensando alla situazione che hanno lasciato nel loro Paese i piccoli ucraini, ha sottolineato che “è importante rispettarci, non fermarsi alle differenze, ma costruire ponti, amicizia, tutti possiamo essere amici, fratelli, sorelle”.

A un ragazzino che chiedeva “che cosa possiamo fare noi bambini di fronte alla guerra”, ha risposto: “Anche da piccoli, tutti possiamo imparare a essere costruttori di pace e di amicizia. Non entrare in guerra, in battaglia, mai promuovere l’odio”. “Gesù ci chiama a imparare a essere tutti amici, tutti fratelli e sorelle”. “Già da piccoli possiamo imparare a essere costruttori di ponti, cercare l’opportunità per aiutare l’altro. Essere promotori di pace, di amicizia, d’amore, soprattutto”.

È più bello insieme è un’intuizione nata nella Chiesa italiana nel 2022, pochi mesi dopo l’inizio del conflitto che ha coinvolto l’Ucraina, ed è divenuta negli anni un gesto concreto di vicinanza che coinvolge diocesi, parrocchie, famiglie, scuole e oratori del nostro Paese.

Fin dall’inizio si è potuto contare su una ricca rete di collaborazioni: la Caritas Ukraine e la Caritas Spes (le due Caritas nazionali ucraine), insieme all’Ambasciata d’Ucraina presso la Santa Sede e alla Nunziatura apostolica in Ucraina.

In Italia, sono tante le Chiese diocesane, le realtà ecclesiali e civili che uniscono le forze. Quest’anno partecipano dieci diocesi, da Nord a Sud, coordinate da Caritas Italiana, con la collaborazione preziosa delle ACLI. Anche alcune famiglie, individuate e coinvolte dall’Ufficio nazionale per la Pastorale della famiglia della Conferenza Episcopale Italiana, si sono rese disponibili ad accogliere alcuni tra bambini e ragazzi nelle proprie case. Una rete di carità che coinvolge l’intera comunità e consente di accogliere, quest’anno, circa 550 ospiti provenienti dall’Ucraina.

I primi gruppi sono già arrivati in questi giorni nelle Marche (diocesi di Jesi e Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto), in Calabria e in Campania (diocesi di Locri; Lamezia Terme, Aversa, Teggiano-Policastro). Si aggiungeranno i ragazzi accolti dalle diocesi di Como, Ferrara e Capua.

In queste settimane”, dice don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, “l’esperienza dell’accoglienza diventa un’occasione di fraternità autentica. È uno scambio di doni che costruisce amicizie in grado di andare oltre ogni confine, per custodire la bellezza che sempre caratterizza ogni incontro. È un seme di speranza piantato in un terreno reso fertile dalla solidarietà, in grado di annunciare che un mondo diverso è possibile, un mondo in cui ci sentiamo tutti chiamati ad essere costruttori di ponti di dialogo”.