
Sono passati 100 anni dall’istituzione della Giornata Missionaria Mondiale che dal 1926, per volontà di Papa Pio XI, si celebra nella penultima domenica di ottobre in tutte le Chiese del mondo. I credenti, in ogni angolo del mondo, convocati e uniti a Gesù, contribuiscono all’azione missionaria della Chiesa, anche se solo alcuni partono per raggiungere i luoghi che vivono in situazione di persecuzione, di povertà, o dove l’azione missionaria è particolarmente necessaria.
In occasione di questo centenario, Papa Leone XIV, ci ha donato il suo messaggio, con il tema di questa speciale giornata missionaria: “Uno in Cristo, uniti per la Missione”.
Gesù lo afferma con chiarezza: è nella testimonianza di una comunità riconciliata, fraterna e solidale che l’annuncio del Vangelo trova la sua piena forza comunicativa. La via, allora, non può essere che quella dell’incontro con l’altro “sempre diverso e sempre uguale a me” del riconoscimento reciproco, della fraternità senza se e senza ma.
«La grandezza dell’umano si rivela quando riconosciamo l’altro come dono e non come dato», ricorda papa Leone nella sua enciclica “Magnifica Humanitas”. In un mondo attraversato da conflitti, migrazioni e trasformazioni tecnologiche rapidissime, questo invito è profetico. I dati globali parlano chiaro: oltre 120 milioni di persone vivono oggi in condizioni di migrazione forzata, più di un terzo dei giovani occidentali dichiara di sentirsi isolato e l’intelligenza artificiale rischia di accentuare disuguaglianze e polarizzazioni. E c’è la sfida per le nostre città europee, dove convivenza e paura si intrecciano e dove siamo chiamati a custodire l’umano proprio quando tutto sembra spingerci verso l’indifferenza.
Dentro questa realtà, la missione ci chiede di non perdere il nostro centro: il volto di Cristo e il volto dell’altro. Il volto reale, fragile, spesso sorprendente, che ci interpella oltre i confini geografici ed esistenziali. Restare umani, oggi, significa scegliere la prossimità in un tempo che spinge alla distanza. Siamo fatti per guardare le persone negli occhi, riconoscere la loro dignità, lasciarci ferire e trasformare dal loro racconto. “Uno in Cristo: uniti nella missione” non è solo uno slogan, ma una direzione.
Come suore NSA, ci uniamo a questo appello e al lavoro quotidiano per farne una realtà. In questo numero del notiziario comprenderemo meglio il senso di questa Giornata missionaria, leggeremo della Festa dei 50 anni della comunità SMA-NSA di Feriole, voleremo in Benin attraverso gli occhi di tre giovani che qui hanno fatto una forte esperienza estiva, gioiremo con le suore, i padri e i laici che hanno partecipato al Pellegrinaggio in Francia per il Giubileo SMA-NSA e infine, come sempre, ringrazieremo chi ci aiuta rende migliore la vita di tante persone in missione. È qui, nella concretezza fragile e semplice delle piccole azioni per gli altri, che la missione può diventare il luogo in cui l’umanità si ricompone, dove i confini si trasformano in soglie e dove è possibile vedere l’altro in modo limpido. E la fraternità universale diventa la risposta più credibile alle sfide del nostro tempo. Forse sta qui il senso più compiuto di questo ottobre missionario: tornare al cuore di Dio e dell’umano, lasciandoci interpellare dai volti vicini e lontani che incontriamo, come modo di abitare il mondo con responsabilità. Perché la missione è ciò che siamo, non solo ciò che facciamo.
È il modo in cui scegliamo di restare umani, insieme, nel tempo che ci è dato.
Editoriale FESMI (Federazione delle riviste missionarie italiane)