Leone XIV riceve le Suore di Nostra Signora degli Apostoli ed esorta a portare avanti l’opera di evangelizzazione in contesti segnati da difficoltà, malattie e, talvolta, martirio, invitandole a essere sempre testimoni di fraternità e pace.

La dignità difesa quando l’uomo è trattato come ingranaggio produttivo. E il coraggio di un “” che può avere il prezzo del sangue. È ciò che caratterizza le Suore di Nostra Signora degli Apostoli, a 150 anni dalla loro fondazione.

Ricevendole in udienza il 21 febbraio, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre ha chiesto di custodire un genuino e generoso “spirito di famiglia”, capace di rendere le comunità “specchio dell’amore di Dio nel mondo”.

Ma per noi, Suore NSA, questo incontro è stato molto più di un momento solenne: è stato un dono di grazia vissuto proprio nei giorni in cui siamo riunite a Roma per il nostro Consiglio Plenario. Attorno allo stesso tavolo siedono le Responsabili dei vari Paesi del mondo e le Coordinatrici delle diverse Commissioni: un tempo intenso di ascolto, confronto e discernimento sulla missione che il Signore oggi ci affida.

In questo contesto, incontrare il Papa è stato motivo di profonda gioia e di rinnovata speranza. Ci siamo sentite accolte come figlie e sorelle, confermate nel nostro cammino, incoraggiate a guardare avanti con fiducia. Le sue parole hanno illuminato il nostro lavoro, aiutandoci a rileggere le sfide della missione con uno sguardo evangelico e con cuore più libero.

Il Papa si è rivolto alle Suore NSA partendo dal loro motto, ispirato agli Atti degli Apostoli: “Con Maria Madre di Gesù”. Una formula indicata da padre Agostino Planque, fondatore, un secolo e mezzo fa, della congregazione che assicura l’indispensabile presenza femminile alle opere della Società delle Missioni Africane.

Tante donne hanno risposto al suo appello, dalla Francia e da molti altri Paesi, accettando la sfida di avere come modello Maria, per essere come Lei testimoni di Cristo e apostole nel mondo. A molte di loro quel “sì” è costato la vita, per la durezza del lavoro missionario, per l’esposizione alle malattie, per il martirio, anche in tempi recenti (come le Beate Angèle – Marie e Bibiane, martiri in Algeria, il cui quadro è stato donato al Pontefice, con suo profondo apprezzamento).

Eppure, questo non scoraggia le religiose, che continuano a operare in contesti difficili, offrendo un servizio attento a ogni persona e testimoniando fraternità e pace. L’invito del Santo Padre ad andare verso i più poveri e verso coloro che nessuno raggiunge risuona come una chiamata chiara anche per il nostro Consiglio Plenario: discernere come essere oggi presenza evangelica là dove la vita è più fragile.

Il Papa ha richiamato il valore della familiarità, che nasce dall’incontro con Dio e sgorga dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’adorazione, così come dall’ascolto della Parola e dalla celebrazione degli altri Sacramenti.

Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei cuori quella comunione fatta di condivisione e affetto, di cura e di paziente vicinanza, che deve sempre caratterizzarci e che ci rende specchio dell’amore di Dio nel mondo.

Proprio questa “comune familiarità” sostiene anche il nostro discernimento in Consiglio Plenario. L’incontro con il Papa ci ha aiutate a riconoscere che il nostro lavoro non è semplicemente organizzativo o programmatico: è un atto di fede e di ascolto dello Spirito. Sentirci incoraggiate dal Successore di Pietro rafforza la nostra responsabilità e rinnova il nostro entusiasmo missionario.

Riprendiamo così i lavori con cuore grato e fiducioso, desiderose di essere, oggi come ieri, donne che camminano “con Maria e gli Apostoli“, al servizio del Vangelo, soprattutto là dove nessuno vuole o osa andare.